Zoo Station

Un blog dal tono sostenuto

Non mi serve entrare in bagno per centrare il cesto della roba sporca, perchè è subito a fianco alla porta. Non mi serve nemmeno accendere la luce, tiro a memoria la mia biancheria. Che, però, finisce per terra. Perchè il cesto ora è di là dal lavandino, mezzo metro più lontano. Mia mamma me l’aveva detto, chiedendomi quale fosse la posizione migliore e io avevo risposto senza rispondere: boh, è uguale, è mezzo metro, cosa cambia? Cambia, invece, perchè ora devo accendere la luce. Mi sento disorientato.

Serve un filo, una corda. Aggrapparsi alla corda e recuperare il filo contro lo spaesamento. Ci sono tante luci che non so quale seguire. Che io poi le seguirei tutte, vorrei capire da dove provengono, come si diffondono, i loro aloni e le loro ombre. Quelle che mi abbagliano, che mi attirano, che mi sfiorano o che a malapena mi colpiscono. Andare a occhi chiusi, in fondo, è la cosa più facile del mondo. Invece, mi fa paura. Accompagnami, ti prego. Non voglio andare da solo, ma non riesco a dirtelo. Facciamo che lo capisci e mi prendi per mano. Come in piscina, quando ti insegnano a nuotare a dorso: ti mettono una mano sotto la schiena per tenerti a galla finchè a galla non ci stai da solo e poi te la tolgono, senza che tu te ne accorga. E nuoti da solo. Quella sì che è una sensazione viva.

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novembre 5, 2007 Posted by | Uncategorized | Lascia un commento